La ricerca dell’artista figurativa lombarda Giusy Rampini, si colloca esattamente dove la pittura smette di essere una registrazione fenomenica del reale per tradursi in uno strumento d’indagine metafisica. Al centro, non c’è la semplice descrizione anatomica della fauna selvatica ma la restituzione visiva e vibrante dell’anima animale, vale a dire della sua dimensione interiore.
Tutto ciò non nasce da un’estemporanea fascinazione estetica, ma affonda le proprie radici in un profondo legame con la natura sviluppato fin dall’infanzia: una matrice primordiale che diventa il filo conduttore di un’intera produzione pittorica, nonché la chiave di volta di una poetica sacralità della vita.
Il percorso di Rampini è scandito da un rigoroso percorso di studio che ne testimonia lo spessore tecnico e intellettuale. Dopo essersi formata all’Istituto d’Arte, sotto la guida del pittore Adriano Grasso Caprioli assimila le discipline storiche dell’olio, della tempera e dell’affresco, per poi arricchirsi attraverso lo studio dell’incisione alla prestigiosa scuola internazionale || Bisonte di Firenze; e della scultura all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia.
Ne scaturisce una pratica pittorica eclettica e insieme stratificata, che dà modo all’artista di sperimentare e di contaminare l’olio, l’acquerello, la tempera, il pastello e l’acrilico piegando la materia fino a rivelarne l’essenza.
L’elemento stilistico più dirompente si svela nella scelta radicale d’isolare il soggetto, sottraendolo al proprio habitat naturale. L’animale emerge così dal vuoto della tela per imporre sé stesso con una forza monumentale e perturbante. In questa sospensione temporale, Rampini utilizza una tavolozza dominata da toni terrosi che fanno coesistere gli opposti: la forza selvaggia della creatura e la sua estrema fragilità; l’immanenza fisica del corpo e la sua profonda verticalità spirituale.
Nel ritratto di ogni singolo animale, tiene a precisare l’artista, c’è la ricerca di «un’energia antica che parla di forza, di equilibrio e del viaggio della vita che accomuna tutte le creature». Non c’è antropomorfizzazione e tantomeno sentimentalismo, ma la presa di coscienza di una comune appartenenza esistenziale; un tentativo di recuperare quel legame empatico e ancestrale che la modernità ha reciso.
La pittrice entra dunque a pieno titolo nella Wildlife Art (in Italia, Arte Animalista) che ritrae gli animali nel loro habitat. Nata dall’osservazione rigorosa e dalla pittura “en plein air”, si focalizza sulle creature intese come soggetti autonomi, liberi dalla sottomissione umana.
Giusy Rampini va quindi apprezzata come esponente fra le più sensibili nel dipingere la fauna selvatica, dimostrandoci che guardare negli occhi un animale significa guardare dentro noi stessi.
Eleonora Tarantino